Ciao Mauro, grande amico

Ciao Mauro,

sto pensando che oggi sia proprio una pena del contrappasso per te. Proprio a te che le formalità e i lunghi discorsi non li reggevi.

Prima di salutarci, però, aspetta lì ancora qualche minuto, sei partito troppo in fretta e adesso qualche cosa in sospeso dobbiamo chiuderla.

Ci eravamo dati appuntamento per questa settimana, dopo la pausa natalizia, belli carichi e riposati, per completare tanti discorsi avviati e far partire lavori, progetti, opere, ma soprattutto per parlare del futuro, della campagna elettorale, di chi avrebbe fatto che cosa, di strategie, in particolare per fare il punto su alcuni grandi impegni: il nuovo campus scolastico, il centro polifunzionale di Fellette e il nuovo distretto sanitario.

Cose che umanamente in altre epoche venivano pensate in 10 anni, noi abbiamo avuto la fortuna (come dice qualcuno che conosciamo) e soprattutto la forza di metterle in campo in 2 anni. Penso sinceramente che siamo dei pazzi. Ma dei pazzi come quelli che intendeva Steve Jobs, parlando a dei ragazzi che si stavano per laureare alla Stanford University:

“Il vostro tempo è limitato, non sprecatelo vivendo la vita di altri. Non lasciatevi mettere in trappola dai dogmi (bisogna fare questo, bisogna fare quello), perché sarebbe come vivere il risultato del pensiero di altri. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui copra la vostra voce interiore. Ma soprattutto, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. Loro sanno che da qualche parte c’è quello che volete veramente diventare. Tutto il resto è secondario.

[…] Siate affamati, siate folli.” (S.J.)

Sul siate affamati non ho mai avuto dubbi… mai saltata una pizza post consiglio in 5 anni.

Sul siate folli sto capendo ora cosa significa. Vivere questa esperienza ogni giorno come se fosse sempre l’ultimo giorno, dando tutto, per gli altri, probabilmente prima di qualsiasi necessità personale. Se fosse avvenuto il contrario probabilmente saresti ancora qui con noi.

Il fatto che il nostro tempo sia limitato è uno dei punti che più mi sta a cuore. Siamo qui per un tempo che non conosciamo, come purtroppo abbiamo sperimentato con te: dobbiamo dare il massimo ogni giorno, perché domani non sappiamo cosa succederà. Non vale la pena tenere un muso (e ce lo ricordava sempre Lorenzo: “Mai arrabbiarsi!”), non vale la pena tornare a casa e non dare un bacio a chi amiamo perché ce l’abbiamo col mondo, semplicemente per il fatto che sarebbe tempo perso.

Ho avuto l’onore di averti come braccio destro in tutto e per tutto in questi anni, e tanti hanno riconosciuto le tue grandi capacità: in questi giorni ne è testimonianza il grande affetto da parte di chi ti conosceva ma anche di chi ha semplicemente visto i risultati del tuo grande lavoro, che hai sempre fatto diventare merito di squadra.

Da quando ci siamo conosciuti, 12 anni fa, ogni azione e ogni iniziativa sono state intraprese “dalla squadra per la comunità”, concetto che nonostante fosse riferito all’ambito politico hai sempre incentrato sul valore delle relazioni umane e sul fatto di essere “amici” prima che “appartenenti ad un medesimo schieramento.”

Abbiamo imparato molto da te sull’argomento, anche quando, come purtroppo è normale che sia, ogni squadra vive momenti di stanchezza. Oggi sono stanco anch’io, davvero. Pensare di dover affrontare quella mole immensa di lavoro senza averti con noi mi rattrista e mi sembra quasi impossibile. Per questo credo che avrò e avremo bisogno del sostegno di tutti.

Ripenso a tutte le serate in cui abbiamo fatto mattina parlando di questa o quella iniziativa, a tutti gli incontri in cui, con pazienza e competenza, hai spiegato passo dopo passo a tutti progetti di opere pubbliche e dettagli del bilancio, facendo crescere un gruppo dal punto di vista amministrativo e personale.

Così come facevi con tutti quelli che chiedevano un tuo consiglio.

A questa parte seria e pacata, se ne accostava una leggera e ironica, in grado di stemperare il clima o di porre il tema centrale sul piatto, senza giri di parole.

Quante volte ti ho chiesto di morderti la lingua e quante volte, per paura di recarmi un danno, hai pensato 10 volte prima di scrivere o parlare? Se potessi tornare indietro, proprio per il fatto che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, non credo te lo chiederei. Mi servirebbe tremendamente sentire in questo momento il tuo “Zio trenino!” che riecheggia per capire che non è successo nulla.

L’ironia, tuo marchio di fabbrica, era il tuo modo per andare direttamente al sodo senza creare tensioni, anzi, spiazzando quasi sempre chi avevi di fronte. A volte questa tua capacità era il modo per far emergere la decisione corretta che tutti pensavamo, ma che nessuno aveva il coraggio di dire.

Qualche anno fa, esattamente 5, in questi giorni usciva un articolo nel sito di Un Cuore in Comune che si intitolava “A Romano faremo così!” (http://www.cuoreincomune.org/a-romano-faremo-cosi/)

Di quelle parole, che riprendevano un discorso di Pericle di oltre 2.500 anni fa agli ateniesi, hai fatto un manifesto del tuo agire: diritto, con lucida visione del futuro, credendo nelle capacità di ognuno, nel rispetto delle opinioni, mettendoti a servizio della comunità e del gruppo.

Credo che ognuno di noi che ti ha conosciuto, nel proprio intimo ti sia debitore.

Ti siamo debitori per quel tuo saper essere uomo libero, da pregiudizi, dai dogmi, dalle etichette: lo hai scritto molte volte e altrettante ce lo hai detto: pensa con la tua testa, sempre. Sarà difficile, ma è un impegno che ti dobbiamo.

Ciao Mauro, adesso sei libero di andare. There’s a starman waiting in the sky.

Simone